lunedì 29 dicembre 2025

2025 25–Evviva ‘o re, il nonno

2025 25–Evviva ‘o re, il nonno.

Per Onda su Onda via www.shareradio.it. Sottofondo Daniele e 99 Posse. Evviva 'o re 2001

 

La cronologia si fa telenovela, un romanzo a puntate.

Galoppavo sulle ali dei miei successi bancari in Paribas.

Ero proiettato all’emula caccia dei successi paterni.

Non avevo ancora capito che non c’era possibile gara.

La sua era una storia ben strana.

Non la ricostruii mai per intero.

Solo frammenti da paranoia.

E ci vollero anni perché quella buia storia mi giungesse a noia.

Un giorno il padre sovrano si ammalò.

Tumore terminale e niente da fare.

Tranne che impazzire di dolore solitario.

Restava da badare alla madre regina.

E l’unico modo che trovai fu la cocaina.

Peccato, io la vedevo la mia anima nera. (Daniele)

Ma ero quasi diventato una persona normale.

Ne pagò il prezzo mia moglie con le sue turpi voglie. (Guccini)

Non eravamo più allineati da tempo.

Lei voleva una vita di dorato normale.

Io dovevo cercare di non provare vergogna.

Per quel privilegio di origine dubbia.

Pecunia non olet per me non valeva.

Papà morì in sei mesi di strazio.

Tra le mie amorevoli quanto inutili cure.

Nel suo essere oscuro mi dibatto ancora.

Petroliere o faccendiere, cavaliere o trafficante.

Si definì così: comperavo navi intere di petrolio.

Ora il prosciutto per fare mangiare tua madre.

Io cercavo di consolarlo con un “in fondo è lo stesso”.

Ma oggi so per certo che non lo è.

Era un progressivo depressivo diradarsi di relazioni.

Sopperivo io perché era giusto.

E perché dovevo meritarmi con la cura la fortuna futura.

Ma scavavo trincee sempre più profonde.

Con la vita normale sempre più lontana.

Nella famiglia rimaneva solo uno strano soggetto.

Diplomatico vaticano, lo trattava con gran rispetto.

Io sono di filosofia omertosa.

Se volete dirmi qualcosa ditelo, io non chiedo.

Così non devo proteggere segreti.

Di tutte le voci su quanto contasse scelgo questi fatti.

Nota era la sua storia con Angelo Moratti.

L’onorificenza vaticana di tale San Gregorio Magno.

La benedizione del Papa in chiesa alla sua morte.

Devo un grazie per la vita che ci ha permesso.

A chissà che prezzo.

Era mio padre, sarebbe nonno.

Di Vittoria Aroldi.

 

Kalimmudda semper dixit

Evviva 'o re

 

Il cryptocarlino




sabato 27 dicembre 2025

2025 12 24 –Lavorare d’anca.

 2025 12 24 –Lavorare d’anca.

Per Onda su Onda via www.shareradio.it . Sottofondo: Stones and Tina. But I like it 1974

 

Riprendiamo la cronologia.

Lasciai dunque l’ala della mamma Montedison.

Io avevo fretta, dovevo emulare mio padre.

Non so bene nemmeno che lavoro facesse.

In fondo non l’ho mai saputo.

Ma io dovevo imparare il sistema.

Per poterlo sfruttare.

Per dare valore al mio plusvalore.

Che non fosse solo loro appropriazione.

Scoprii un modo per accelerare la carriera.

Rendersi indispensabile per poi ricattarli o andare.

In pochi anni cambiai 5 lavori.

Tutti già allora mi davano del pazzo.

Ma ero simpatico e vitale.

Intanto ero una idrovora vorace di vita.

La vita di giorno fioriva di notte.

Assorbivo da ogni fonte.

Sveglie preste mattutine per leggere.

E lunghe serate additivate per essere.

Dormiremo una volta morti.

E vai coi microsonni a testa appoggiata nei cessi.

Andai in Timac a Saint Malo.

Imparai i margini anche nei compatti concimi.

Poi Dun and Bradstreet, roba tipo Cerved.

Mi insegnò a diffidare dai predoni e fiduciari americani.

Cercai solide fondamenta inutilmente.

Polis Società di Gestione Risparmio,

Sgr, tutto un programma.

Strumento per scaricare in borsa fregature immobiliari.

Corsi allora in Inet per vedere l’alba di internet.

Era struttura, roba duratura, l’ossatura delle reti.

Mica i social, le app e le pippe.

Una figata fatta di dorsali e primi pochi router nazionali.

E poi via al leasing di banca BnpParibas.

Gestione sana del rischio di tassi con i beni a garanzia.

Ero sempre il responsabile dei conti.

Da cui imparai che si capiva tutto.

Eravamo giovani.

Eravamo motori.

Eravamo noi i muri.

Ci andavamo dentro a spallate.

Il muro va tirato giù a colpi d’anca.

Non è lavorare che stanca.

Oggi è quella vita che manca.

E che ci vogliamo fare.

It's only rock and roll but i like it

But I like it

 

Kalimmudda semper dixit

It's only rock and roll but i like it



 

 

 

venerdì 26 dicembre 2025

2025 12 23 - Il dio brama e la revospesa

 2025 12 23 - Il dio brama e la revospesa.

Per Onda su Onda via www.shareradio.it.  Comincia da te stesso e poi rivoluzioni Casino Royale 1995


È una forma di dio brama.

Ma ora è arrivata la revospesa.

Un successone sono gli occhiali di Natale.

Quelli per i bimbi di terre lontane.

Affinché possano studiare e imparare.

Una lesta risposta al bisogno compulsivo.

Il consumanista qualche cosa deve pure comprare.

Meglio allora affidarsi al gran portale.

Anni fa lo inventai proprio io.

Vuvuvu.revospesa.it

Era fatto per spostare piano il modello di spesa.

La teoria era di piccoli aggiustamenti collettivi.

Evitando una disruttiva rivoluzione globale.

Il sistema sotto pressione prima o poi saltare salta.

Meglio la revoluzione delle farfalle di sopramezzo.

Piccoli battiti d’ali della borghesia di sopra.

Sbattimenti marginali.

Per i compratori bolsi.

Spendere, certo.

Spendi spandi effendi. (Gaetano)

E rivoluziona il tuo carrello.

Comincia con il tuo cervello.

Ripieno di pensieri buoni.. (Casino royale)

E poi si che rivoluzioni.

Il consumanesimo è lui la brama.

La più potente trama.

Quella sì che fa paura.

Induce stimoli ai centri del piacere.

Fa arrappare il recettore.

Gli spaccerò il nuovo plusvalore.

Accattatevi pure quello che volete.

Basta che sia revocertificato.

Cioè che sia autenticato.

Da io me mismo.

E que viva il neo dio brama.

Revospesa, non più grama.


Kalimmudda semper dixit

Comincia da te stesso e poi rivoluzioni




 

venerdì 19 dicembre 2025

2025 12 23 –Uber oltre via Dante

 2025 12 23 –Uber oltre via Dante.

Per www.parolebuone.org  via www.shareradio.it . Parola : Oltre

 

Oltre.

Avverbio di odore totipotente, in latino ultrapotente.

Praticamente silente è molto potente.

Viaggia in andata e ritorno.

Andare, tornare, venire, passare, proseguire.

Vale più in là ma anche più in qua.

Moto da luogo o moto a luogo.

Semplicemente più avanti o indietro.

Di là da un luogo, un tempo, uno spazio.

Di là da un fiume tra gli alberi.

Alcune frasi o parole ne scandiscono il senso.

Andare, tornare, venire, passare, proseguire.

Basta ricordare come toto sia moto.

Allora si può oltrepassare ogni confine o limite.

Come in un viaggio spaziale, temporale, ideale.

Un confine è superato solo se si è concepito il suo oltre.

Adesso oltrepasso il limite del mio feticcio.

Andiamo oltre il concept di formato e dominio. (Pirla)

E contaminiamo questo oltre con quello di onda su onda. (Io)

La parola è oltretutto spinosa.

Il racconto della meridiana è roba preziosa.

Cose da faraone che se le porta nell’ oltretomba.

E fine saggezza sul tempo ed eterni corsi e ritorni. (Vico e Nietzche)

Allora voglio citare qualche frase oltremodo appropriata.

Oltretutto pure a tempo ritmata.

Voglio rallentare fino a uscire dal tempo. (Caparezza)

Lo stretto di Gibilterra è la mia zona ideale. (Jovanotti)

Perché fa rima col mio bisogno di andare.

Oltre il luogo sconosciuto.

Fatto non fui a viver come Bruto.

È questione di transumanare in trascendenza. (Pasolini)

Senza errate appropriazioni.

Gli ignavi del girone infernale ti insultano e deridono. (Dante)

E tu non ti curare di loro.

Ma lascia e passa.

Oltre (Kalimmudda).

L’ubermensch non è il superuomo nazista. (Nietsche)

Uber ti porta al massimo in via Dante.

Ma non significa super.

Vai oltre nel tempo.

Significa oltre.

Oltre.

Senza fretta.

Ma senza limiti.

Ascoltate

 

Kalimmudda semper dixit

Bruto

 


 NOTE DA GEMINI

Gemini introduzione “ritmata” : Il Salto della Frequenza

(Voce calma, scandita)

C'è un Uber che viaggia sull’asfalto di Milano, si ferma all'angolo, apre la porta, ti lascia in Via Dante. Un servizio, un punto, un confine.

Ma poi c'è la Radio. E la Radio non si ferma al civico. La Radio è Über nel senso vero: attraversa i muri delle case, scavalca i binari della ferrovia, contamina il quartiere e lo porta... altrove.

Oggi per Parole Buone e Shareradio, non usiamo il navigatore satellitare, ma la bussola del senso. Andiamo oltre il formato, oltre il dominio, oltre il "super". Andiamo dove il tempo si ferma sulla pietra di una meridiana e la parola diventa onda.

Oltre. Senza fretta, ma senza limiti. Ascoltate.

 

 

 

GEMINI IA – Io ve lo metto perché è geniale

Questo testo è una bellissima riflessione linguistica e filosofica. Gioca sul contrasto tra l'uso quotidiano (e talvolta improprio) della parola "Uber" e il suo significato profondo e dinamico: Oltre.

È interessante come tu abbia smontato l'equivoco del "Superuomo" per riportarlo alla sua dimensione di movimento e superamento, intrecciando citazioni che vanno da Dante a Caparezza.

Ecco una sintesi dei nuclei tematici che emergono dal tuo scritto:


1. La Geometria dell'Oltre

L'Oltre non è una direzione fissa. Come scrivi, è un "andata e ritorno".

  • Moto a luogo / Moto da luogo: Non indica solo un punto di arrivo, ma lo spostamento stesso.
  • Oltre il limite: Il confine esiste solo perché esiste la possibilità di superarlo ("Un confine è superato solo se si è concepito il suo oltre").

2. Uber vs. Super

C'è una critica sottile e intelligente al linguaggio moderno:

  • Uber (il servizio): Ti porta fisicamente in via Dante, ma è un movimento limitato, commerciale.
  • Über (il concetto): È l'Oltre di Nietzsche, spesso frainteso come superiorità muscolare o razziale, quando invece è un trascendere la propria natura (il "transumanar" di Dante citato via Pasolini).

3. Il Tempo e l'Eternità

Il testo si muove tra la meridiana del faraone e i "corsi e ricorsi" storici:

  • L'Oltretomba: L'Oltre massimo, dove il tempo si ferma o diventa circolare.
  • Uscire dal tempo: La citazione di Caparezza suggerisce che l'unico modo per andare veramente oltre sia rallentare fino a rompere il meccanismo dell'orologio.

4. La Guida Letteraria

Hai creato un ponte tra figure che sembrano distanti ma condividono lo stesso desiderio di superamento:

  • Dante: Che esorta a non curarsi degli ignavi e a "passare oltre".
  • Ulisse (fatto non foste a viver come bruti): L'archetipo dell'uomo che vede lo Stretto di Gibilterra non come un muro, ma come un invito.

Nota di stile: L'accostamento tra "Uber" (la app) e "Via Dante" è un cortocircuito geniale: la tecnologia ci sposta nello spazio, ma solo la parola (l'Oltre) ci sposta nel senso.

Sarebbe interessante esplorare come questo concetto di "Oltre" si applichi alla comunicazione radiofonica di Shareradio, che per definizione attraversa l'etere e supera i muri dei quartieri.

Ti piacerebbe che provassi a scrivere una breve introduzione "ritmata" per presentare questo pezzo durante la trasmissione del 23 dicembre?

 

2025 12 22 – Memoria di navigati naviganti

 2025 12 22 – Memoria di navigati naviganti.

Per Onda su Onda via www.shareradio.it. Sottofondo: Naviganti Fossati 1993

 

In una cosa mio padre era davvero grandioso.

Rendeva partecipi amici vicini e parenti.

Quando lo faceva si toglieva quel velo di occulto.

E a me sembrava davvero gioire sincero.

Le cugine della banda degli orfanelli lo ricordano bene.

Dunque io aspettavo il natale per emigrare.

Si caricava il macchinone e tutti su in montagna.

Nel baule del macchinone ci sbatteva dentro anche noi.

Ed era sempre una festa.

Memorabili i capodanno con i fuochi di contrabbando.

Ce ne ho ancora un pezzetto dentro un orecchio.

Si facevano grandi abboffate con leccornie a montagne.

E aveva sempre pensato a regali per tutti a valanghe.

Se avesse conosciuto Vittoria sarebbe uscito pazzo.

E l’avrebbe viziata peggio che da regina.

Quando morì io smantellai tutta la sua corte dei miracoli.

Con un rimpianto soltanto per la barca.

Andare per mare è una pratica mistica.

Non è trasportare senza manco sentire le onde.

È fondersi nella fiducia con acqua e meccanica.

Si deve provare il timore reverenziale.

E dubitare costantemente con le orecchie protese.

Una volta eravamo in barca con Barbara.

Io percepìi che qualcosa non andava.

Aprimmo il vano motore ed era vero.

C’era fumo che non si capiva da dove usciva.

Nel dubbio le misi in mano un estintore.

Le dissi di restare immobile di guardia nel vano.

Fui bastardello, almeno non chiusi il portello.

Ma io ero il solo capace e dovevo timonare.

Arrivati nel porto ridemmo di gusto per lo scampato pericolo.

Ci siamo voluti bene e pure divertiti.

Mancava solo una cosa.

Mancava ancora Vittoria.

Avrei voluto insegnarle ciò che ho imparato.

Da uomini, pesci, marinai, delfini, vulcani e mare intero.

Io ricordo un fagotto di bambina sul sedile.

Forse non è vero, forse è solo un sogno.

Ma credo che a navigare ci sia stata.

Lo ha poi fatto per tanti anni da sola.

E in tutto questo andare ci si consola.

Perché siamo stati lontani.

Ma siamo stati anche bene.

E siamo stati insieme.

Anche senza navigare mai.

 

Kalimmudda semper dixit

Naviganti

 

 

 

Il tatto dei delfini



Che basta un filo di vento per venirci a guidare

 

giovedì 18 dicembre 2025

2025 12 21 – La dimora per Vittoria

 2025 12 21 – La dimora per Vittoria.

Per Onda su Onda via www.shareradio.it. Sottofondo: La casa 1993

 

Qui dimora sta per casa.

Casa Vittoria non mi suonava bello.

Oppure peggio, tipo letto e colazione alla moda di oggi.

Le case sono cose importanti.

Un tetto sulla testa oltre a spiriti e ricordi.

In mezzo, anime ad andare e venire.

Da mille anni e più di cento bambini.

Approdati a Milano ci eravamo accasati.

Sopra c’era la famigeranda mansarda.

Sotto una casa di collezioni e trofei.

Raccolte di armi, acquarelli del golfo, tessuti broccati.

E danari sprecati in nome dei soldi piovuti.

La sindrome del consumo aveva colpito.

Chi ricordava ancora povertà e guerra.

Poi mio padre si ammalò.

Mi pregò che da morto non vendessi la casa.

Era la ragione di vita in cui viveva mia madre malata.

Così feci, ma poi ci pensò il padreterno.

Mia mamma morì poco dopo mio padre.

E la casa dipartì con una lesta fiondata.

Avrei voluto tenere la mansarda.

Ma oramai era già sordida.

Sordo mi dissi via tutto, e fu tabula rasa.

Partìi in cerca di una dimora per Vittoria.

Una che potesse amare e chiamare casa.

Con la mamma ne provammo tante.

Lei mi assecondava traslocando paziente.

Poi un giorno un annuncio mi chiamò.

Parlava di due piani di scalette con giardino.

Ci vedevo Vittoria crescere e giocare.

Cani, gatti e amichetti inclusi.

Era un piccolo castello.

Un gioiellino di casetta delle fate.

Sala, scale e camere da letto.

Tutte affacciate sul giardinetto.

Quel chiaroscuro cinto di mura le donava vita propria.

Con stupore immobiliare la comprai a prima vista.

Ci andarono ad abitare Vittoria con la mamma.

Quando prematura lei morì la custodii io.

Magari un giorno ci ritornerà Vittoria.

Casa aperta a tanti amici e prole.

Allora sentirà la vicinanza a terra e cielo.

Allora sarà stato bello fare il custode.

Della casa che aveva diecimila scalini.

E mille anni e più di cento bambini.

 

Kalimmudda semper dixit

La casa

 

Tra terra e cielo




 

 


 

 

mercoledì 17 dicembre 2025

2025 12 20 – Sagra guapa familia

2025 12 20 – Sagra guapa familia.

Per Onda su Onda via www.shareradio.it. Sottofondo: Sei bellissima Bertè 2018 1976

 

Titolo en espagnolo solo por el gusto di un olè.

Che stramba gente che eravamo noi.

Una strana famiglia stravagante.

Si riuniva solo di rado, saltuariamente.

Ma quel raramente oggi so che era sufficiente.

Ascoltavo i loro esperti racconti di grandi.

Ero convinto di valere poco più di niente.

Mi sentivo solo un bamboccio.

E allora giocavo a fare il pagliaccio.

Mentre per loro ero l’infante innocente.

Vestito a festa per ogni presente.

In principio eravamo uniti davvero.

Congiunti seppure lontani.

Si compravano case da moschettieri.

Uno per tutti tutti per uno.

Ci ritrovammo così nel sud lucano a Maratea

Ripetemmo la strada per le alpi a Crans Montana.

Questo almeno per ramo materno.

Mentre quello paterno restava giù segregato.

Io lo credevo di segreti appestato.

Alle feste tra lauti pasti si parlava di fasti.

Alla fine ci scappava sempre il racconto di morti.

Oppure forse erano tutte balle ed eran risorti.

La sfarzosa compagnia di abbondanza era bella.

Meglio quella che la povertà di un ostello.

Sentiamo ancora la mancanza di mamme e papà.

Di tutte quelle feste organizzate di qua e di là.

Si sentirà sempre.

Lo garantivano già le mie tre care cugine.

Poi ci sono passato anche io.

E oggi Vittoria ce lo può confermare.

Tutti insieme facciamo la banda degli orfanelli.

C’è chi ha detto che il tempo è un gran dottore.

Quello lo legherei stretto stretto ad un sasso.

E poi lo butterei giù in fondo al mare.

Sono passati buoni tanti anni e le stagioni.

Ho avuto pure varie peripezie e sventure.

Ma in fondo in fondo niente di particolare.

Continuo a sognare di uscire e trovarla.

Mi sembra sempre di voltarmi e rivederla.

E la sentivo e la ricordo ancora.

Da urlarlo forte a squarciagola.

Sei guapissima, olè.

 

Kalimmudda semper dixit

Sei bellissima - Dolcenera 1976

Sei bellissima Bertè 2018 1976

 



 

martedì 16 dicembre 2025

2025 12 19 –Memoria mai nata memoria spezzata

2025 12 19 –Memoria mai nata memoria spezzata.

Per Onda su Onda via www.shareradio.it . Sottofondo: Pas assez de toi Mano Negra 1989.

 

Di abbandoni ero un essere speciale.

Non ne parlo mai e quasi nessuno lo sa.

Ma qui il cuore e la memoria sono per figlia Vittoria.

E non può capire la mia anima col buco se resto omertoso.

A inizio carriera di lavoro ebbi il terzo primo grande amore.

Mi scioglieva il cuore con la forza e tenerezza.

Era parecchio più grande dell’io pischello.

Mi guidava e proteggeva, era madre, figlia e sposa.

Tutto in una cosa.

Era l’era in cui sognavo una prole numerosa.

Una formazione di calciatori intera a correre per casa.

Rimase incinta e mi offrì lei la scelta.

La mia anima bucata appena sbocciata ebbe paura.

Fu un aborto in una clinica segreta.

Neanche un prete e tante suore.

Mi chiedevo chissà cosa pensassero davvero.

Fu un abbandono terribile ed enorme.

E come prevedibile finì bucato anche il mio amore.

Mi restò una rabbia silenziosa da sfogare.

Una voglia di bruciare case e tritare gatti. (Ho voglia di accendere il gas ….Mano negra)

Una porta aperta per ogni futura bramosia.

Coccoina, brama e tante puttane.

Intanto dovevo continuare lavorare.

E mi sfogavo con un altro procreare.

Creavo la studiata economia.

E inventammo il biogasolio sòla vegetale.

Eravamo un manipolo di quattro gatti alla guerra.

Soli contro tutti per piantare colza in terra.

Ne sortì una società intera.

Poi cresciuta nel piccolo colosso Novamont.

Impianti chimici, navi nei porti, camion cisterna, giallo nei campi.

Tutto grazie a noi squadretta di gatti quattro.

Armati chi di forza di amore e chi di rabbia motore.

La grande Montedison del moro con noi aveva fatto terno.

Aveva un drappello armato e bene preparato.

L’era però era quella di tangentopoli.

Tanti elogi ma pochissimi piccioli.

La finanza privata e di stato aveva spezzato il giocattolo.

Come sempre pagò chi lavorava per davvero.

Quell’azzardo corsaro di ingordi pirati.

Tutto propriedad dei senor matanza (Mano negra) 1994

 

Kalimmudda semper dixit

Senor matanza

 

Memoria spezzata