2025 31 – Inversione di vergogna.
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Sottofondo: Shame
1987
Diedi
per acclarato che non ero un principato.
E
nemmeno un granducato.
Solamente
un borghese.
Certo
con dei bei quattrini.
Ma senza
altra arte né parte.
Solamente
troppe spese.
Si
innestava pure la questione della provenienza.
Io
non ci vivevo bene.
Un
senso di vergogna mi spingeva.
Cercavo
origini e spiegazioni
Ma
più scavavo meno trovavo.
Una
cortina fumogena ci avvolgeva.
Era
una nebbia di ruoli opachi.
Così
feci quello che sapevo fare.
Liquidai
ogni sostanza.
Vendetti
case, soldi e investimenti vari.
Confidai
in una sorta di lavanderia morale.
Libero
dalla brama.
E
condotto da qualche santa mano.
Cercavo
di ricucire carma nemesi e contrappasso.
Era
anche una questione di importi.
Ci erano
cose senza senso.
E
non erano nemmeno etiche.
Elargire
trecento euro.
Una mancia
al cameriere per superare la coda.
Sembrava
proprio una attitudine.
Era
divenuta una abitudine.
Come
si spenda quanto loro è incredibile e facile.
Avevano
una intera corte dei miracoli.
Due
cameriere, un autista, un giardiniere.
Casa
in centro, casa al mare, casa ai monti.
Gioielliere,
sartoria, antiquari, ristoranti.
Barca
grande, gommone medio, posti barca altri.
Auto
ammiraglia, auto due, auto a noleggio.
Come
sia sia io mi vergognavo.
E mi
fottevo di paura di restare senza soldi.
Me
la aveva instillata lui.
Dovevo
guadagnare il più possibile.
Per
non finire a chiedere l’elemosina.
Come
quel tale Giovanni.
Che aveva
sbagliato il conto degli anni.
Diciamolo
pure, era roba da vergogna.
Kalimmudda
semper dixit

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