2025 50 – Ma basta !
Per Onda su Onda, via www.shareradio.it.
Sottofondo: Canto de Ossahna .
1966
Riascolticchio di frequente certi miti
brasileri.
Lo faccio spesso per vedere mio padre.
Lo trovo seduto che canta di spiriti.
Con abbondanza di fumo e bicchiere pieno
Una giovane ragazza fa le percussioni.
È la figlia d’arte di quel tanto padre.
Era un’epoca lontana.
Tra poesia in versi veri e tanti ritmi
tropicali.
La canzone guarda caso ha la mia età.
E mi scappa da riportarla proprio qua.
Chissà se quel mito pubblico era stato
un bravo padre.
Chissà cosa è un bravo padre.
So però una cosa.
Bastano radi tocchi per accompagnare o
manipolare.
Voglio accennare un mio inventario per
Vittoria.
Mentre ancora mi risuona il suo “ma
basta”.
Sottintendeva basta fare il pirla, in gergale
di famiglia.
Io ricordo a pochi anni i siringoni
giallo male.
Per ognuno pa’ poggiava cento lire sul
comò.
Incentivo di educazione alla monetaria.
Una estate in cucina mi allertò dalla
filosofia.
Puoi studiarla ma se vuoi le cento lire
poi farai la fame.
E fu immanentemente economia.
Un giorno di nostalgia accennò che
comprava petroliere.
Senza mai adattarsi alla pensione seppure
d’oro.
Era diventato fiduciario del salumiere,
diceva.
Compratore di prosciutto all’etto, per
l’inedia di mia madre.
Mamma non era della nostra razza.
Non si era mai adattata, diceva pure
ermetico.
Sul letto di morte mi confessò
indicibili fatte porcherie.
Disse, a me, che il cancro fu ricevuto
per punizione.
Scoprire per che cosa divenne la mia
malattia di paranoia.
Poi si ammalarono insieme e io da solo
li curai per mesi.
Guarirono e mi risuona ancora come un
insulto quel “sei stato grande”.
Come se proiettasse e non se l’aspettasse.
E così via, ma davvero a pochi radi tocchi.
La trovata la più bella però fu la 38.
Tamburo cromato e calcio intarsiato.
Era la sua P38 di privata ordinanza.
Che non usciva mai senza.
Ho provato a mettermela in bocca, disse.
Ma il grilletto non l’ho potuto tirare.
Non potevo mica lasciarti solo.
Era vero, io ci sarei morto.
Ma ho sempre il lucido sospetto.
Che la sua fosse solo paura.
Ecco quindi che divenni nome in codice “il
confessore”.
Segreti familiari nascosti nel profondo.
Rilasciatimi retard e goccia a goccia.
Ma basta!
Ma quanto hai ragione tu, Vittoria.
E ci sei arrivata senza di me.
Sola con la tua educazione vittoriana.
Quella che passava il convento.
E che oggi ti rende libera nel vento.
Anche di abbastare padri o parenti.
Che gli scoppiasse un dente.
Kalimmudda semper dixit
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Sembra mio padre con tumbler, catene e
sigarette:
L'uomo che dice “io do” non dà
Perché chi dà veramente non lo dice.
L'uomo che dice “vado” non se ne va.
Perché quando è andato già non voleva
L'uomo che dice “io sono” non è.
Perché chi è veramente è “io non sono”.

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