venerdì 26 settembre 2014

OLD RARITY 2014 09 13 - I fiori blu - per Rari Eventi



Viviamo tempi difficili. Situazioni complesse.
Facile è confondersi, perder le bussole.
E quando nel domani non c’è più la nostalgia
Ci vuole sempre qualcosa da bere, ci vuole sempre vicino il bicchiere.
Un bicchiere di cognac, ad esempio.
O forse ne basta uno di ‘gnac.
In questioni di baricentri alcolici sono grandi esperti i normanni di Queneau.
E visto che parleremo di Calvino, non può essere che sia tutto un caso.
Possano dunque far loro da epicentro,
Affinché voi  tutti, possiate venir dentro.

E questo è il famoso incipit de “i fiori Blu” di Raymond Quenau
Il venticinque settembre milleduecentosessantaquattro, sul far del giorno, il Duca d'Auge salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la sua situazione storica.
La trovò poco chiara.
Resti del passato alla rinfusa si trascinavano qua e là.
Sulle rive del vicino rivo erano accampati un Unno o due;
poco distante un Gallo, forse Edueno, immergeva audacemente i piedi nella fresca corrente.
Si disegnavano all'orizzonte le sagome sfatte di qualche diritto Romano, gran Saraceno, vecchio Franco, ignoto Vandalo.
…...I normanni bevevan calvadòs.
Il Duca d'Auge sospirò pur senza interrompere l'attento esame di quei fenomeni consunti.
Gli Unni cucinavano bistecche alla tartara,
i Gaulois fumavano gitanes,
i Romani disegnavano greche,
i Franchi suonavano lire,
i Saracineschi chiudevano persiane.
……I normanni bevevan calvadòs.

E mentre i normanni vigilano sulla coerenza della storia, divertitevi. Buona festa.
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“Tutta questa storia”, disse il Duca d’ Auge al Duca d’ Auge, “ tutta questa storia per un po’ di giochi di parole, per un po’ d’ anacronismi: una miseria. Non si troverà mai una via d’ uscita?”
Affascinato, continuò per alcune ore a osservare quei rimasugli che resistevano allo sbriciolamento, poi, senz’ alcuna ragione apparente, lasciò il suo posto di vedetta e scese ai piani inferiori del castello, dando di passata sfogo al suo umore cioè alla voglia che aveva di picchiare qualcuno.
Picchiò, non la moglie, inquantoché defunta, bensì le figlie, in numero di tre; batté servi, tappeti, qualche ferro ancora caldo, la campagna, moneta, e, alla fin fine, la testa nel muro.
Ciò fatto, gli venne voglia di un viaggetto, e decise di recarsi nella Città Capitale in umile arnese, accompagnato solo dal paggio Mouscaillot.
Scelse tra i palafreni il suo roano preferito, chiamato Demostene perché parlava, pur col morso fra i denti.
" Ah, mio buon Demò, " disse il Duca d' Auge con voce lamentosa, " quanta tristezza, quanta melanconia m' opprimono! "
" Sempre la storia? " domandò Sten.
" Non c'è gaudio che in me lei non dissecchi ", rispose il Duca.
" Coraggio! Vossignoria si metta in sella, e andiamo a spasso! "
" La mia intenzione era ben questa, e altra ancora. "
" Qual mai? "
" Andar via per qualche giorno. " " Così sì che mi piace! Dove vuole che la porti, signoria? "

domenica 8 giugno 2014

OLD RARITY 2014 06 06 Autunno sul tropico: meglio prenderla a ridere


2014 06 06 Autunno sul tropico: meglio prenderla a ridere – Copyright RARI EVENTI
Ho letto una riflessione sull’autunno molto bella. E’ riportata in coda.
Mi ha subito fatto venire in mente Donatella Rettore :”dammi una lametta che mi taglio le vene”
Caducità delle cose, depressione, pianti a dirotto.
E impotenti antidoti: diete, corsi di francese o di inglese, cambi di armadi.
Tutto incontestabilmente vero.
Così mi sono detto che bisognava invertire il paradigma.
Bisogna sempre vedere il bicchiere mezzo pieno.
Sforzarsi di adottare un pensiero positivo.
E allora mi sono messo a pensare ai lati positivi dell’autunno.
La prima cosa che mi è venuta in mente è la vendemmia: dai ancora poco e arriva il vino! Tutti ciucchi per dimenticare!
Poi ho iniziato a pensare alla seconda cosa positiva che mi veniva in mente e di nuovo: la vendemmia. Dai ancora poco e arriva il vino! Tutti ciucchi per dimenticare!
Poi ho iniziato a pensare alla terza cosa che mi veniva in mente e come di incanto: ancora la vendemmia …!
Insomma dai e dai altri lati positivi dell’autunno avevano deciso di eclissarsi.
E così ho capito che aveva ragione Donatella: “ Però una certezza mi fa andare avanti: tutti gli anni, prima o poi, l’autunno finisce!!!!!!!!!!!!!!!.
Allora mi è venuto in mente che da qualche tempo a Milano sembra sia arrivato un clima sub tropicale.
Tra 15 e 25 gradi costanti. Sempre ventilato. Pare di stare a Cuba.
E così mi sono detto che se ci sforziamo tutti quanti di pensare in positivo magari il prossimo autunno sarà meno autunnevole.
In fondo basta spostare un po’ l’inclinazione dell’asse terrestre rispetto al sole e Milano la mettiamo su di un tropico.
Allora forza, tutti insieme !
Che così non ci tagliamo le vene !
Ve lo ricordate Massimo Troisi quando parlava al secchio per lavare i pavimenti ?
Faceva “Dai, vieni, che ti costa. Se tu vieni qua a te non ti cambia niente e io divento famoso e non sarò più disoccupato ! Dai, dai..”
Il secchio non si mosse, Milano chissà…
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A me quando arriva l’autunno viene da piangere….in autunno cadono le foglie…a me scappano le lacrime…ma non quella malinconia che prende tutti pensando all’estate che se ne va, alla luce che diminuisce…alla caducità delle cose….in fondo lo scriveva anche Ungaretti (per citare oggi un poeta tra i poeti) “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”….
Beh non tutto questo, o non solo almeno….a me si apre una diga, una cascata, un diluvio…insomma avete capito…io in autunno piango come una fontana!!!!
Ehhh non so cosa dirvi…è così, mi pervade una tristezza tremenda, come se quella luce che inesorabilmente diminuisce non dovesse mai più tornare e anch’io lentamente, mi spengo. E piango.
Piango a dispetto di tutto, dei colori fantastici che ci sono in autunno, delle giornate terse con il cielo blu come a Milano è così difficile ammirare…. certo se piove la tristezza è un po’ scontata ma vi assicuro che non c’entra tanto…forse c’entra un po’ che in quel periodo, a inizio d’anno scolastico, tutti fanno progetti ed io non lo sopporto: si inizia con la palestra…“Ah quest’anno è deciso mi iscrivo, mica voglio ritrovarmi con la schiena a pezzi, i rotoli di ciccia, e poi fa bene all’umore, si sa che poi si sta meglio”…. lasciamo perdere… Poi si passa ai corsi di lingua…”Quest’anno voglio proprio fare un corso d’inglese, che dici ci iscriviamo insieme a quelli del Comune? Oppure potremmo comprarci il corso Assimil, dicono che sia efficacissimo, quello da fare sul PC, potremmo trovarci tre volte alla settimana così ci sproniamo a vicenda, una bella idea no???” ….non ne parliamoneanche…E il cambio di stagione dove lo mettiamo?? Un incubo!!!! E poi: la dieta da cominciare….gli amici che sento poco da contattare, quel lavoro in casa da ultimare, che ovviamente ho iniziato in primavera ed è rimasto lì a metà perchè faceva troppo caldo…insomma a me in autunno pensando a tutto questo viene l’ansia!!!!
Però una certezza mi fa andare avanti: tutti gli anni, prima o poi, l’autunno finisce!!!!!!!!!!!!!!!

venerdì 14 marzo 2014

OLD RARITY Settembre 2013- Festa di razza Piazza Martini Milano




Prologo in rima e non
Manco iniziamo,
che si presenta un umano.
Di rumor elo inventa,
e alli vigili si lamenta.
Il pensiero nacque spontaneo.
Siamo nel posto giusto : sensibilizziamo !
E appena sì detto,
contrappasso al poveretto!
Il vigile indebitamente invocato,
mica era addetto di un festoso momento?
Era infatti bibliotecaio vivente,
molto gentile, per nulla coercente.
Procediamo orbene così.
Le forze del mondo ci dicono si.

Siamo arrivati da un po’. La festa non è ancora iniziata, e subito riceviamo la conferma che si, l’opinione pubblica ha proprio bisogno di essere sensibilizzata.
Si appropinqua un energumeno sproloquiante, lamentando eccessivi  rumori dati a suo dire dalle prove musicali.
Chiama addirittura i vigili.
I quali quando arrivano e constatano sia l’esistenza dei permessi che l’inesistenza degli eccessi, lo parcheggiano azzittito. Quasi.
Resta li su una panchina a guardarci borbottante.
Uno dei vigili era un “lettore” dell’iniziativa detta “biblioteca vivente”.

La piazza e la festa
La piazza è particolarmente bella. Ha una geometria concava, più bassa verso il centro. Il che da un’idea di movimento, rara nella piatta Milano. Ed è disseminata di alberi enormi.
In mezzo a tutto ciò galleggiano, come isole colorate e animate, le singole iniziative. Il palco per letture e per la musica, circondato di dipinti. I gazebo con le storie fotografiche, la biblioteca vivente, il ludobus con i giochi circondato dai bambini, e gli altri.
Sembra che formino un tutt’uno con il giardino. Gli alberi li accolgono e abbracciano Non sono corpi estranei, ma sono piccole eruzioni di umanità armoniche con il contesto.
Così come le strutture e persone fisse, anche le iniziative a rotazione si presentano ad animare ritmicamente il contesto in una specie si discontinuum spazio temporale.
Così, mentre la piazza ed i suoi alberi ci abbracciano, le strutture fisse stanno fisse e le iniziative ruotanti si avvicendano negli spazi preposti.
Le letture dell’orologio matto scandiscono le porzioni di tempo riservate alla festa.
Poi arriva il clown.
Poi il concerto.
Infine arrivano di nuovo i vigili ad interrompere il concerto alle 19.30 esatte, anche se mancavano ancora solo 10 minuti alla fine.
Il che mi è sembrato un qualche modo di valorizzare anche la considerazione per l’energumeno iniziale. Rompiballe si, ma non per questo non degno di rispetto anche lui.

Sensazione
La sensazione complessiva è stata di un bell’ evento e di una cosa bella in assoluto.
Ben congeniata e appassionata. Anche il misto di momenti giocosi alternati a quelli seri ha reso tutta la giornata particolarmente viva, vibrante.
Mi viene in mente Discanto di Ivano Fossati : si vive di intelligenza, di intermittenza, si vive di danze e di ballo sociale. ……E di tanto altro ancora.
In particolare, a me sono sembrati molto coinvolgenti i momenti di lettura accompagnati dalla chitarra.
Già quelli da soli “fanno spettacolo”. Ma a parte lo show, trovo che ti “entrino dentro”, e se così è di sicuro lasciano un segno sedimentandosi nello spirito.

Per concludere
La precedente breve descrizione di alcune parti e aspetti dell’evento mi richiama alla mente un termine oggi in uso, in particolare in televisione.
E’ proprio un bel format!
Così bello che andrebbe istituzionalizzato.
Ad esempio al posto delle  partite di calcio.
Questo si che produrrebbe pensiero e aggregazione.
E non soltanto sensibilizzazione.