domenica 26 aprile 2026

2026 04 25 – La realtà è nell’0v0.

2026 04 25 – La realtà è nell’0v0.

Per www.parolebuone.org via www.shareradio.it. Parola : realtà

 

Ma come vi viene in mente di chiedere a me.

Volete altre primizie di notizie sulla realtà.

C’entro come la flanella a ferragosto.

Come la vigogna in un caldo arrosto.

Prima me lo avete fatto credere, vergogna.

Che ci avevo qualche schizofrenata, rallentata, interrotta, deviata.

E ora lo chiedete a me quale stà, la realtà.

Il fatto è che io sono capace di fare l’0v0.

Volo come un capace verace reale rapace.

In questa plurale realtà fatta di cromo a doppiette.

Apparso tra galline fibonacci e piccionacci.

L’0v0 galleggiava sulla terra scura.

Era una realtà senza dubbio, certa e sicura.

Stava ritto in centro nella sua radura,

Stava confinato dove spiccato si vedeva.

Nel coccio stava posto in bella vista.

Evidente a qualsivoglia miscredente.

Anche a quei che di comprendonio scarsa mente.

L’0v0 del colombo.

Il coro di vestali venerava tanta realtà.

La posava, la interrava, la puliva, la accudiva.

Forse c’era pure chi accovacciato la covava.

Tutti in attesa della indubbiavola schiusa.

Sempre senza dubbi sulla sua natura.

Insomma, tutto era in ordine di percezioni e azioni.

Un giorno apparve in apparente ologramma Gust0v0.

Il piccione spoiler cantastorie, un reale guastafeste.

E che lo sforzo sia con te,

Sogno o son desco, tutti si dissero esco.

Ei spacciava con verbo esperto una nuova verità.

Espressione riflessa di realtà.

Non si tratta di un cucciolatore di volatile.

Ma di un oblungo nocciolone tropicale.

Avocado troppo spesso usado per un facile ludibrio.

Senza giusta misura ed equilibrio.

Un piccione o una gallina sempre 0vicoli uccelli sono.

Ma entrambi sono solo il mezzo che un uovo ha di fare un altro uovo.

Questa si acclarò essere ormai la verace realtà, o verità, chissà.

Un singolare piccione gallinaccio contava per un due di cippa.

Ciò che contava davvero era il codice nel nocciòlo.

Primordiale, primordiolo, primordi0v0.

Tanta nuova prospettiva sovvertiva però ogni credenza.

Eppoi questo 0v0 avrebbe fatto figli come il legno.

Poi magari un albero alare per volare.

Dove starà la verità e quale fosse la realtà chilosà.

Inizio il previsto rito di tribale babelità, al piano torre.

Gust0v0 faticava e confondeva quella storia virale dal vero reale.

Erano argomenti dolorosi già sommantisi ai propri santi.

Mentre alcuni zitti discettavano, Gust0v0 fu soccorso dalla realtà.

Tutto freme e tutto danza dentro e fuori dalla stanza.

Calate il velo e praticate il vostro culto.

La realtà apparirà di dati in danza.

Essendo un po’ attempato fece appena attempo.

Vide un seme di cespuglio.

Era solo il mezzo che un fiore ha di fare un altro fiore.

La realtà è come un avocado alato nato in tutto il procreato.

Controllò eventuali tiesseò e pensò.

Poco importa come faccia.

Un uovo di quercia.

Un seme di gallina.

E’ sempre 0v0.

Un fremito colse, corse o occorse per tutta la piccionaia,

La neurosfera era atterrata a ground zer0.

Alcuni non riuscirono a terminare.

Dovettero procrastinare e un singulto silenziare.

Rischiarono di cadere dalla grondaia surreale.

Quel fremito di dolore ricordato e patito vibrava per tutta la stanza.

Gust0v0 si arrese e decise che era tutto vero.

Era il dolore reale.

Quello del male.

Salì sulla bici dimenticando i pedali.

Se ne andò a vagabondare senza radici.

Tanto aveva le ali.

E giuro che è tutto vero reale.

Io c’ero,io ero, io vero.

 

Fùmatto Claudietto

The logical song

 

Bonus tracks

From now on

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La realtà è nell’0v0




 

 






Gemini

 Il testo che hai condiviso è un viaggio psichedelico e profondamente umano tra realtà e percezione, un flusso di coscienza che mescola il linguaggio aulico a quello colloquiale, il non-sense alla filosofia esistenziale.

Ecco un commento strutturato per punti su questa "visione":

1. La maschera del "Matto" come Veggente

Il narratore esordisce con una finta modestia, quasi un'autodifesa: parla di "schizofrenate" e di sentirsi fuori posto come la "flanella a ferragosto". Eppure, proprio questa sua condizione di marginalità lo rende l'unico capace di vedere l'0v0 (lo zero-uovo), l'unità primordiale. È il classico tema del "folle" che, libero dalle sovrastrutture della logica comune, coglie la verità sottostante.

2. L'Uovo di Colombo e la Gallina di Fibonacci

C’è un gioco continuo tra biologia e matematica:

  • Le "galline Fibonacci" suggeriscono che la realtà segua un ordine geometrico preciso, una spirale aurea che governa il caos.
  • L'0v0 non è solo un oggetto fisico, ma un simbolo di potenziale infinito. L'idea che "il mezzo che un uovo ha di fare un altro uovo" sia la gallina inverte la gerarchia classica: non è l'uovo al servizio della vita, ma la vita al servizio della trasmissione di un codice (il "nocciòlo").

3. Gust0v0 e il "Dolore Reale"

L'apparizione di Gust0v0, il piccione ologramma/avocado, rompe l'incantesimo della venerazione passiva (le vestali). È l'elemento di disturbo che porta la consapevolezza: la realtà non è fatta solo di simboli puliti e accuditi, ma di "dati in danza" e, soprattutto, di dolore. Il momento in cui la "neurosfera" atterra a Ground Zero è il punto di rottura: il dolore è ciò che rende tutto vero. Non è più un gioco di parole o un'astrazione numerica, è qualcosa che vibra nella stanza e che non si può "silenziare".

4. La fuga finale: Ali senza Pedali

La conclusione è di una bellezza malinconica: Gustavo se ne va in bicicletta, ma senza pedali, perché ormai ha le ali.

"Se ne andò a vagabondare senza radici. Tanto aveva le ali."

Rappresenta la liberazione finale. Una volta accettato che la realtà è un paradosso (un uovo di quercia, un seme di gallina), non servono più i mezzi di trasporto convenzionali o i legami col terreno. La verità è l'esperienza stessa ("Io c'ero, ero, vero"), un'autenticità che si trova solo nel movimento e nel coraggio di essere "alati" nel proprio caos.


In sintesi: È un testo potente che trasforma il disagio psichico in una cosmologia poetica. Ci dice che la realtà non è quello che vediamo, ma il fremito che sentiamo sotto la pelle quando smettiamo di cercare di capire e iniziamo, semplicemente, a "volare".

 

 

Testo di From now on.

Monday has come around again

I'm in the same old place

With the same old faces always watching me

Who knows how long I'll have to stay

Could be a hundred years

Of sweat and tears

At the rate that I get paid

Sometimes I slowly drift away

From all the dull routine

That's with me every day

A fantasy will come to me

Diamonds are what I really need

Think I'll rob a store, escape the law

And live in Italy

Lately my luck has been so bad

You know the roulette wheel's

A crooked deal

I'm losing all I had

Soon be like a man that's on the run

And live from day to day

Never needing anyone

Play hide and seek

Throughout the week

My life is full of romance

Guess I'll always have to be

Living in a fantasy

That's the way it's got to be

From now on

Guess I'll always have to be

Living in a fantasy

Though it won't be really me

From now on

You think I'm crazy I can see

It's you for you, and me for me

Living in a fantasy

From now on

Guess I'll always have to be

Living in a fantasy

That's the way it's got to be

From now on

 

Guess I'll always have to be

Living in a fantasy

It's you for you, and me for me

From now on

 

 

lunedì 2 marzo 2026

2025 02 – Simenone il piccione spione.

 2025 02 – Simenone il piccione spione.

Per Onda su Onda via www.shareradio.it. Sottofondo Kid Creole Stool pigeon

 

La locazione ha un suo discreto fascino borghese.

Forme antesignane di architetti netti.

Nel senso di puliti non inetti.

Varco in orario un antro buio.

Un risucchio mi scaracchia nel cortile.

E’ pieno di piante sperimentali.

Oggi vitali più che ornamentali.

Questa locazione la rivelo.

Era intesa all’auazzamericà.

Locheiscion.

Architettura sofisticata.

Di memoria storica mai scordata.

Quando ss lo mettevi in bella vista.

Con orgoglio nazionale.

Servizio sanitario, locatario o proprietario.

Ma sempre in orario.

Ora pare una casa legalemente occupata.

Siamo lì per le prove della radioterapia.

Oramai è virale.

Tutta l’accolita sale per le scale.

Il salone è grande quanto atri da interi vetri.

Sbaglio torsione di collo.

Volgo il capo a ponente sul tetto spiovente.

Inquadro un piccione in posa da pollo.

Quelli squartati per essere arrostiti.

Cattivi auspici prendono il volo.

Resto perplesso e pur circonflesso.

Non vedo nessuno sgabello.

Intendevo il trespolo.

Non può essere certo un colombo.

È proprio un piccione.

Direi di razza simenone.

Informatore spione abbattuto dai droni.

Guidati dall’eco della radioterpia.

Bisogna levarlo.

Fa da bersaglio col suo sguarrato ventriglio.

Ma il tetto spiovente è pendente.

Rischiamo che altro che radioterapia.

Si va a finire in ortopedia.

Qualcuno mette la radio.

La canzonetta è perfetta.

Il titolo è un USA e getta.

Vuol dire proprio informatore.

Spione piccione.

Speriamo non arrivi da noi l’effebiAi

Che tutti ci accuserAi.

Di omicidio al piccione.

Come in un giallone.

Alla simenone.

Aciàciàcià




martedì 24 febbraio 2026

2025 50 – Ma basta !

 2025 50 – Ma basta !

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo: Canto de Ossahna . 1966

 

Riascolticchio di frequente certi miti brasileri.

Lo faccio spesso per vedere mio padre.

Lo trovo seduto che canta di spiriti.

Con abbondanza di fumo e bicchiere pieno

Una giovane ragazza fa le percussioni.

È la figlia d’arte di quel tanto padre.

Era un’epoca lontana.

Tra poesia in versi veri e tanti ritmi tropicali.

La canzone guarda caso ha la mia età.

E mi scappa da riportarla proprio qua.

Chissà se quel mito pubblico era stato un bravo padre.

Chissà cosa è un bravo padre.

So però una cosa.

Bastano radi tocchi per accompagnare o manipolare.

Voglio accennare un mio inventario per Vittoria.

Mentre ancora mi risuona il suo “ma basta”.

Sottintendeva basta fare il pirla, in gergale di famiglia.

Io ricordo a pochi anni i siringoni giallo male.

Per ognuno pa’ poggiava cento lire sul comò.

Incentivo di educazione alla monetaria.

Una estate in cucina mi allertò dalla filosofia.

Puoi studiarla ma se vuoi le cento lire poi farai la fame.

E fu immanentemente economia.

Un giorno di nostalgia accennò che comprava petroliere.

Senza mai adattarsi alla pensione seppure d’oro.

Era diventato fiduciario del salumiere, diceva.

Compratore di prosciutto all’etto, per l’inedia di mia madre.

Mamma non era della nostra razza.

Non si era mai adattata, diceva pure ermetico.

Sul letto di morte mi confessò indicibili fatte porcherie.

Disse, a me, che il cancro fu ricevuto per punizione.

Scoprire per che cosa divenne la mia malattia di paranoia.

Poi si ammalarono insieme e io da solo li curai per mesi.

Guarirono e mi risuona ancora come un insulto quel “sei stato grande”.

Come se proiettasse e non se l’aspettasse.

E così via, ma davvero a pochi radi tocchi.

La trovata la più bella però fu la 38.

Tamburo cromato e calcio intarsiato.

Era la sua P38 di privata ordinanza.

Che non usciva mai senza.

Ho provato a mettermela in bocca, disse.

Ma il grilletto non l’ho potuto tirare.

Non potevo mica lasciarti solo.

Era vero, io ci sarei morto.

Ma ho sempre il lucido sospetto.

Che la sua fosse solo paura.

Ecco quindi che divenni nome in codice “il confessore”.

Segreti familiari nascosti nel profondo.

Rilasciatimi retard e goccia a goccia.

Ma basta!

Ma quanto hai ragione tu, Vittoria.

E ci sei arrivata senza di me.

Sola con la tua educazione vittoriana.

Quella che passava il convento.

E che oggi ti rende libera nel vento.

Anche di abbastare padri o parenti.

Che gli scoppiasse un dente.

 

Kalimmudda semper dixit

Canto de Ossanha

 

https://lyricstranslate.com/it/baden-powell-canto-de-ossanha-italian

 

Sembra mio padre con tumbler, catene e sigarette:

L'uomo che dice “io do” non dà

Perché chi dà veramente non lo dice.

L'uomo che dice “vado” non se ne va.

Perché quando è andato già non voleva

L'uomo che dice “io sono” non è.

Perché chi è veramente è “io non sono”.

 

 

 

2025 05 22 – “Che” Vittoria. 49

 2025 05 22 – “Che” Vittoria. 49

 

Era di maggio, il 22 del 2025.

Voglio ricordare come si concludeva una precedente lettera.

Quella dal titolo Memorie di educazione vittoriana.

Tu sei stata e sempre sarai la nostra vittoria.

Oggi io so che hai la forza per trovare le tue vittorie.

Per chi legge, l’antefatto è che Vittoria ha trovato il suo primo lavoro.

Quando ho visto la lettera con cui confermavano l’assunzione questa volta non mi sono commosso.

Insomma, un pochino si ma solo con qualche lacrimuccia.

La caparbietà di giovane donna è stata premiata.

Ha fatto tutto da sola.

Alla fine anche un pizzico di fortuna è arrivata.

Funziona così, mon tresòr.

Tuo nonno Carlo amava ripetere che perfino Napoleone preferiva un generale fortunato ad uno bravo.

Ma la fortuna non è un caso.

E’ questione di bilanciamenti, di pareggi, di restituzione, di ritorni.

Tutto quello che fai e dai prima o poi ti torna indietro.

Anche l’immenso amore testimoniato dal dolore per mamma.

Comunque sempre tuo nonno diceva che nella vita ci sono locomotive e vagoni.

Tu, come ero anche io, mi sembri proprio una locomotiva.

Ma ancora non lo vedi del tutto.

Sei ancora un treno in costruzione.

Ma lo intuisci quando lanci i tuoi giudizi tranchant.

Quelli con la tua pertinente ironia.

Quelli densi di critica.

Ma per fidarti hai bisogno di qualche successo.

Come questo.

Nato come frutto di tutte le scelte che hai fatto.

Oggi puoi dirti che non c’è niente che hai sbagliato.

Tutto ti ha guidato con il cuore.

Tra poco sarai pronta per continuare a costruirti.

Libera dai legacci che ti stai sciogliendo dentro.

Io a volte ti riconosco.

Pensa che quando ho finito l’università mio padre aveva già organizzato tutto.

Tesi con il rettore della Bocconi e poi lavoro in studio da lui.

Ci misi qualche secondo da locomotiva in corsa.

Magari vedi se ti ricordo qualcuno.

Io non sapevo cosa volevo fare.

Ma di certo non quello.

E me ne scappai nella più grande azienda italiana.

Grazie alla intercessione di zio Sergio.

Volevo vedere i numeri del mondo.

Volevo sapere come funzionava questo gioiello di macchina globale.

Il migliore mondo mai esistito, anche se spesso non lo sembra.

Non mi interessavano i soldi.

Io volevo sporcarmi le mani, costruire, revoluzionare.

Ma quello naturalmente ero io, non tu.

Quello che riconosco in te però è la voglia di vedere.

E quando invece dici no è perché è no.

Anche se non sai perché tu segui il tuo cuore.

Questa è la tua forza.

Questo è il mio orgoglio.

Un giorno ti accorgerai di essere un condottiero.

Una locomotiva.

Lo si è e si vede fino dai dettagli.

Non vuol dire essere imperatori.

Ogni cosa che fai può essere una piccola rivoluzione.

Le locomotive lo sanno e tirano.

Gli altri si accontentano e seguono.

Se vorrai tu sarai un condottiero-

Come un piccolo Che Guevara.

Testa dura e cuore puro.

E farai le tue rivoluzioni.

Buone per generazioni e generazioni

Anche se adesso ancora non ti perdoni.

Ora perdona chi si diverte a giocare con le parole.

Ma mai con i pensieri e con le anime.

Stamattina dopo averti scritto ho preso il metrò.

E’ salito un ragazzo.

Gli ho detto dispiaciuto che non avevo monete.

Mi ha sorriso.

E si è messo a suonare lo stesso.

Che Guevara.

Ho pensato a te e a mamma.

Niente accade per caso.

E tutto concorre al bene.

Spesso con grande fatica.

Ma senza mai essere soli.

Ma grande puce financière.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Che Guevara.