martedì 24 febbraio 2026

2025 05 22 – “Che” Vittoria. 49

 2025 05 22 – “Che” Vittoria. 49

 

Era di maggio, il 22 del 2025.

Voglio ricordare come si concludeva una precedente lettera.

Quella dal titolo Memorie di educazione vittoriana.

Tu sei stata e sempre sarai la nostra vittoria.

Oggi io so che hai la forza per trovare le tue vittorie.

Per chi legge, l’antefatto è che Vittoria ha trovato il suo primo lavoro.

Quando ho visto la lettera con cui confermavano l’assunzione questa volta non mi sono commosso.

Insomma, un pochino si ma solo con qualche lacrimuccia.

La caparbietà di giovane donna è stata premiata.

Ha fatto tutto da sola.

Alla fine anche un pizzico di fortuna è arrivata.

Funziona così, mon tresòr.

Tuo nonno Carlo amava ripetere che perfino Napoleone preferiva un generale fortunato ad uno bravo.

Ma la fortuna non è un caso.

E’ questione di bilanciamenti, di pareggi, di restituzione, di ritorni.

Tutto quello che fai e dai prima o poi ti torna indietro.

Anche l’immenso amore testimoniato dal dolore per mamma.

Comunque sempre tuo nonno diceva che nella vita ci sono locomotive e vagoni.

Tu, come ero anche io, mi sembri proprio una locomotiva.

Ma ancora non lo vedi del tutto.

Sei ancora un treno in costruzione.

Ma lo intuisci quando lanci i tuoi giudizi tranchant.

Quelli con la tua pertinente ironia.

Quelli densi di critica.

Ma per fidarti hai bisogno di qualche successo.

Come questo.

Nato come frutto di tutte le scelte che hai fatto.

Oggi puoi dirti che non c’è niente che hai sbagliato.

Tutto ti ha guidato con il cuore.

Tra poco sarai pronta per continuare a costruirti.

Libera dai legacci che ti stai sciogliendo dentro.

Io a volte ti riconosco.

Pensa che quando ho finito l’università mio padre aveva già organizzato tutto.

Tesi con il rettore della Bocconi e poi lavoro in studio da lui.

Ci misi qualche secondo da locomotiva in corsa.

Magari vedi se ti ricordo qualcuno.

Io non sapevo cosa volevo fare.

Ma di certo non quello.

E me ne scappai nella più grande azienda italiana.

Grazie alla intercessione di zio Sergio.

Volevo vedere i numeri del mondo.

Volevo sapere come funzionava questo gioiello di macchina globale.

Il migliore mondo mai esistito, anche se spesso non lo sembra.

Non mi interessavano i soldi.

Io volevo sporcarmi le mani, costruire, revoluzionare.

Ma quello naturalmente ero io, non tu.

Quello che riconosco in te però è la voglia di vedere.

E quando invece dici no è perché è no.

Anche se non sai perché tu segui il tuo cuore.

Questa è la tua forza.

Questo è il mio orgoglio.

Un giorno ti accorgerai di essere un condottiero.

Una locomotiva.

Lo si è e si vede fino dai dettagli.

Non vuol dire essere imperatori.

Ogni cosa che fai può essere una piccola rivoluzione.

Le locomotive lo sanno e tirano.

Gli altri si accontentano e seguono.

Se vorrai tu sarai un condottiero-

Come un piccolo Che Guevara.

Testa dura e cuore puro.

E farai le tue rivoluzioni.

Buone per generazioni e generazioni

Anche se adesso ancora non ti perdoni.

Ora perdona chi si diverte a giocare con le parole.

Ma mai con i pensieri e con le anime.

Stamattina dopo averti scritto ho preso il metrò.

E’ salito un ragazzo.

Gli ho detto dispiaciuto che non avevo monete.

Mi ha sorriso.

E si è messo a suonare lo stesso.

Che Guevara.

Ho pensato a te e a mamma.

Niente accade per caso.

E tutto concorre al bene.

Spesso con grande fatica.

Ma senza mai essere soli.

Ma grande puce financière.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Che Guevara.

  



 

 







 

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