domenica 30 novembre 2025

2025 12 04 – Musica di illogica portata

2025 12 04 –Musica di illogica portata.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo Logical song Supertramp 1979

 

Da piccolo la vita sembrava meravigliosa.

Un magico miracolo in un cantico cantato.

Poi mi mandarono in giro ad insegnarmi.

A diventare funzionale, logico, responsabile, pratico.

Mi indicarono un mondo in cui essere fedele, clinico, razionale, cinico.

Mi addormentavo tra troppe domande per un giovane semplice.

Mi chiedevo chi fossi io per non essere loro complice.

Allora una voce nella mente mi diceva di tacere.

Di arruolarmi per non essere taggato cerebrale, radicale, liberale.

Dovevo essere come loro, bandito, ingordo, fanatico, criminale.

Firmare per essere accettabile, presentabile, rispettabile. Un vegetale.

Mamma mia che testo sacro.

Era il tempo che desideravo uno stereo da vinili.

A occasione meritata mio padre mi premiò.

Consigliato dal commesso ci mise anche un elleppì.

Un vinile di barboni con il groove a colazione.

Quella era vera roba da campioni.

Troppo poche le canzoni.

Le ripetevo tutto il giorno.

Gli facevo fare andata e ritorno. (Fossati)

Scavavano nel profondo.

Qualcosa aleggiava tra quei versi.

Erano suoni e voci di profeti.

Si dice che è solo musica leggera.

Che qualcuno la dovrà pur suonare.

Ripescata nel vinile universale.

Tra solchi incisi nella neurosfera.

La verità è che è uno specchio.

Pesante di realtà nascoste o esposte.

Ci volle più di un ventennio.

Per sentire lo specchio a orecchio.

Ricontai le canzoni di sana lucida pazzia.

Mille volte e passò il dolore di essere solo.

La logica era bella che andata e dimenticata.

Fu un trionfo di illogica portata.

Sulla lunga via di casa ritrovata.

Figata reiterata.

On the long way home.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Take the long way home

Logical song

 


 

venerdì 28 novembre 2025

2025 12 04 – Alcolisti verdementa

 2025 12 04 – Alcolisti verdementa.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo Caputo Sabato italiano del 1983

 

Noi facevamo, noi credevamo, noi parlavamo, noi bevevamo.

Noi eravamo etilisti precursori.

Si girava tra le ombre a cavalcioni del lamierone.

La mia auto verdementa navigava nella notte.

Era nota, era la sola con quel colore da sborone.

Cercavamo taverne, locande, osterie, trattorie o bettole da vino sfuso.

Certe volte erano baracchini come quello sulla 90 91.

Vendeva alcool sfuso con una etichetta onesta.

Diceva solo “bianco o nero”.

Per il vino vero torna in trattoria.

Non c’era mica la sarabanda moderna.

Scarni aperitivi senza alcuna apericena.

Coca e anfe erano assunte come lusso.

Poi qualcosa si ruppe.

Fummo inondati di cultura alcolica.

Quella tossica seguì a ruota.

Si pippava per potere bere di più.

Complice o meglio artefice fu l’America della tivù.

Basta farsi un giro per vederli tutti a bere e a scopare.

Pieni di pippi legittimati e dilagati nei costumi e usi.

È il grande mito che ci ha fregato che sei un eroe se sei suonato. (Capossela).

Ma non siamo mica qua a fare sociologia.

Now show me the way for the next whisky bar (Alabama song di Brecht prima che dei Doors)

È quasi l’ora delle streghe.

Inforchiamo il lamierone in tutto il suo verde splendore. (Lamierone è Capossela imbestiati dalla birra)

Arriviamo al cocktail bar chiamato Tango. (Quello del contrabbandiere alPino)

Era li che mi aspettava con l’insegna verdementa.

Si beveva talmente tanto che il whiskyy implacabile tornava su.

Un pippotto come all’aperitiro e si diventava letterari.

Erano i sabati italiani perlomeno a Milano circa centro.

Diventarono settimane, mesi e anni.

Eravamo già stati etilisti, che mi suona più gentile.

Diventammo tutti alcolisti e altri isti.

Portatori finché sani di dipendenza tossica.

Tutta colpa di quelle insegne verde mente.

Che ci guidavano come falene impazzite.

Sul lamierone verde menta.


Kalimmudda ipsum dixit

Sabato italiano

  

Lamierone verdementa





giovedì 27 novembre 2025

2025 12 03 – Il contrabbandiere alPino

2025 12 03 – Il contrabbandiere alPino.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo: A me me piace 'o blues Pino Daniele originale del 1980

 

A me me piace’o blues e tutti i giorni aggia cantà.

Perché so’stato zitto e mo’ è ‘o momento ‘e mi sfoga’.

Tengo ‘a cazzimma e faccio tutto quello che mi va.

Perché senza contrabbando io già stavo al camposanto.

L’ultimo è un innesto su pezzo al Pino.

Ma d’altronde sono stato dichiarato pazzo.

Col vantaggio che posso bene rompere il cazzo.

Eravamo negli ottanta, molto ruggenti troppo fetenti.

L’obsolescenza programmata aveva da poco ucciso il compact disc.

Sembrava una innovazione epocale.

Durò solo qualche anno, poi il dio del consumo inventò gli mp3.

Io ero un compratore seriale del disco da laser.

Me li guardavo toccavo e non solo ascoltavo.

Con gli amici ci passai giornate e nottate intere.

Così un giorno dissi basta al dilagare della bestia.

Caricai dei valigioni nella mia auto lamierone.

E partii alla volta della casa sull’alpe elvetica.

Avevo un lucido piano in mente, sovversivo certamente.

Per giungere alla magione c’era però da passare la frontiera.

Col gendarme in uniforme in un posto di confine detto Trasquera.

La divina provvidenza contenuta nel carico di note mi soccorse.

Pur tanto ligio, al generale scappò un provvido piscio.

E io valicai il bel passo del Simplòn.

Mi misi di impegno a masterizzare i cd in emmepitre.

Assorto per alcuni mesi, diciamo un paio o tre.

Ad opera compiuta presi la strada del ritorno.

Contrabbando anche stavolta, ma invisibile binario.

Giunto a casa a Milano rimirai la grande opera.

E diedi il là al piano iniziato al Pino.

Seminai a parenti e amici mille cd masterizzati in un disco solo.

Tra i tanti, uno anche al tango locale di un amico.

Jazz, leggera, blues e altro.

E così il contrabbando alimentò il soundtrack del Naviglio.

Se non era per il contrabbando ascoltereste solo monnezza.

Ma meno male che tengo la cazzimma.

E sona mo’.

 

Kalimmudda sull’Onda su Onda

Sona mo' cazzimmoso



 

 


 




 

lunedì 24 novembre 2025

2025 12 02 – Birth of "Onda su Onda"

2025 12 02 – Birth of  "Onda su Onda".

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo: Onda su onda versione di Paolo Conte

 

Riascolticchio birth of the cool.

Disco coolt di Miles Davis del 57, io del 66.

Letteralmente sta per nascita del figo.

Praticamente equivale a dire una figata.

C’entra perché così nasce questa rubrica.

Il fatto è che son passati i tempi antichi.

Quelli che dal medico che ci vado a fare.

Non voglio mica smettere di bere e di fumare.

Esco dunque dall’incontro sanitario.

Devo evitare di uscire dal binario.

Deragliare in questo nuovo mare solitario.

Dove mi hanno pensionato come un usa e getta.

Hanno spalancato le porte al mio noto ignoto.

È l’approssimarsi di un passo alla morte certa.

Il rischio è nella mia indole da controllo.

Se volete ammazzarmi vi precedo e faccio io.

Veicolo finale sarebbe un bel sovradosaggio.

Sotto la metro mi sentirei un disturbo.

Causerei troppo disagio, una scusa per il coraggio.

Così mi arrovellavo mentre chissà cosa pensavo.

Quando si alza quel vento del vuoto e l’anima si buca.

Tu ti senti di affogare mentre annaspi a galleggiare.

Onda su onda una marea sembra portarti via.

Alla deriva, in balia di una sorte bizzarra e cattiva.

Ma all’orizzonte albeggiò un provvido intervento.

Lo operò quel sacramento di servizio nazionale.

Denigrato e disprezzato da chi non ha memoria.

Certo ci sono le code, i ritardi e i tempi di attesa.

Ma io non farei a cambio con il congolese.

Mi hanno prescritto accertamenti.

E poi una nuova strana cura detta radioterapia.

Si sono inventati un formato per me personalizzato.

E abbiamo convenuto tre minuti di parole e note.

Per cercare di sorridere tra memorie e nano storie.

O alla peggio tra deliri strutturati.

Una marea o una risacca, vai a sapere.

Da marosi congolesi a cavalloni mediolanesi.

Ecco qua la radioterapia su misura.

Ecco qua onda su onda.