2025 12 04 – Alcolisti verdementa.
Per Onda su Onda,
via www.shareradio.it. Sottofondo Caputo Sabato italiano del
1983
Noi facevamo, noi
credevamo, noi parlavamo, noi bevevamo.
Noi eravamo etilisti
precursori.
Si girava tra le
ombre a cavalcioni del lamierone.
La mia auto verdementa
navigava nella notte.
Era nota, era la sola
con quel colore da sborone.
Cercavamo taverne,
locande, osterie, trattorie o bettole da vino sfuso.
Certe volte erano
baracchini come quello sulla 90 91.
Vendeva alcool sfuso con
una etichetta onesta.
Diceva solo “bianco o
nero”.
Per il vino vero torna
in trattoria.
Non c’era mica la
sarabanda moderna.
Scarni aperitivi senza
alcuna apericena.
Coca e anfe erano
assunte come lusso.
Poi qualcosa si
ruppe.
Fummo inondati di cultura
alcolica.
Quella tossica seguì
a ruota.
Si pippava per potere
bere di più.
Complice o meglio artefice
fu l’America della tivù.
Basta farsi un giro per
vederli tutti a bere e a scopare.
Pieni di pippi legittimati
e dilagati nei costumi e usi.
È il grande mito che
ci ha fregato che sei un eroe se sei suonato. (Capossela).
Ma non siamo mica qua
a fare sociologia.
Now show me the way for the next whisky bar (Alabama song di Brecht prima che dei Doors)
È quasi l’ora delle
streghe.
Inforchiamo il
lamierone in tutto il suo verde splendore. (Lamierone è Capossela imbestiati dalla birra)
Arriviamo al cocktail
bar chiamato Tango. (Quello del contrabbandiere alPino)
Era li che mi
aspettava con l’insegna verdementa.
Si beveva talmente
tanto che il whiskyy implacabile tornava su.
Un pippotto come all’aperitiro
e si diventava letterari.
Erano i sabati
italiani perlomeno a Milano circa centro.
Diventarono
settimane, mesi e anni.
Eravamo già stati etilisti,
che mi suona più gentile.
Diventammo tutti
alcolisti e altri isti.
Portatori finché sani
di dipendenza tossica.
Tutta colpa di quelle
insegne verde mente.
Che ci guidavano come
falene impazzite.
Sul lamierone verde menta.
Kalimmudda ipsum dixit
Lamierone verdementa


Nessun commento:
Posta un commento