2025 40 - Mattanze romane.
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Sottofondo Vacanze romane 1983
Il testamento di Barbara fu di certo uno
scioc.
Ma bisogna essere onesti.
Erano stati anni passati insieme.
Erano stati anni passati anche bene.
Avevamo ricalcato ignari la diade
familiare.
Eravamo ancora in coppia, come stelle in
rotazione binaria.
Il modello era quello dei miei.
Pronti a difendersi da tutti anche alzando
il tiro.
Eravamo in Roma centro, vicino a villa Borghese.
Un malcapitato tentò di scippare mia
madre.
Pronta accorse la sua altra metà, mio
papà.
Gambe piegate e inquadrato il mirino.
Sparò in sequenza con il ferro, l’arnese.
Fece fuoco alla moto con sacro furore.
Si senti l’urlare del poveraccio preso
al polpaccio.
Scippato del proprio coraggio contro
ogni presagio.
All’epoca Barbara non aveva tastato
quella strana famiglia.
Fatta di gente capace di sparare per
strada.
Un giorno ci trovammo a dovere tornare a
Roma.
A riprendere quel nostro tran tran sull’autosole.
Tra Roma e Milano, aria di mari e denari.
Doveva essere questione di qualche
giorno.
Durò settimane o mesi.
Mio nipote piccolo stava steso in
ospedale.
Attaccato a tubicini, apparecchi e macchinari.
Anche i miei erano venuti al capezzale.
Era il cucciolo di casa, non potevano
certo mancare.
La salute degradava e il bambino
peggiorava.
Un giorno a sorpresa mio padre mi prese
da parte.
Salutò e disse che con mamma ritornavano
a casa.
Altrimenti mia madre, altezzosa bambina viziata,
non mangiava.
Insomma, passò il testimone con un
grande affanculo.
Restammo li a vederlo morire chiusi in
noi sempre di più.
Fu una mattanza, una paranza di morte, una
confusione di emozioni.
Ci fecero restare al posto loro, senza
voglia di soffrire.
Ci piazzarono nel lusso dell’hotel a Porta
Pinciana.
Soldi in mano e tanta grana, ogni sera da
sopportare era ubriaca.
Eravamo Hemmingway in via Veneto al
nostro Harris bar.
Il dolore andava vissuto, ma venne degradato
a una roba da affogare.
Quello fu un momento in cui il contratto
di matrimonio si crepò.
E in cui io vidi mio padre senza spoglie,
mentite o no.
A suo agio stava nella città crassa solo
se poteva governarla.
Poi era meglio la fortezza di casa.
Roma antica città, ora vecchia realtà.
Non ti accorgi di me e non sai,
Che pena mi fai.
Kalimmudda semper dixit

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