2025 28 – Stella
alpina.
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Sottofondo. La collina dei ciliegi.
I miei erano morti già da un po’.
Allorché noi divenimmo leggenda.
Lassù sulle montane lande.
Unici italici ad avere due Reines.
E non le gemelle Hermes.
Le due mucche erano gemelle regine.
Io ero gente di mare per paterna
induzione.
Fu per mia moglie che scoprii la pace
d’altura.
Suo padre mi svelò il lento ritmo dei
monti.
Lei mi riaccolse dopo una delle mie crisi.
Dopo una rocambolesca fuga notturna.
Fuori dalla casa di psicomanesca cura.
Venne criticata e osteggiata.
Era meglio tirarmi una schioppettata.
Ma senza schiopparmi lei però
insistette.
E vincemmo momenti sereni.
La prima casetta sulle Alpi era piccola ma
accogliente.
Io camminavo e spaziavo di fuori.
Passeggiavo all’esterno per ore e ore.
L’avevo imparato nella prigione di cura.
La dimora era la vista delle alpi intere.
Il demone del dio brama rodeva quieto.
Non aveva preso il sopravvento.
Un giorno lei annunciò la sveglia
biologica.
E concepimmo con amore Vittoria.
Pur con punta di scettico futuro.
Io guardavo fuori dalla finestra.
Sigaretta o penna nella mia destra.
Simboli che Barbara non ha amato mai.
Io apprendevo che ci vuole scienza e
costanza.
Ed invecchiavo senza maturità.
Ma ero fiero del mio sognare.
Di questo eterno mio incespicare.
Perso tra le sue occhiate.
Semi sparsi al vento.
Gioventù che andava perduta.
E ci si inaridiva.
Senza nessun dolore.
Come una stella alpina.
Di bianco candore.
Kalimmudda semper dixit
Stella alpina

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