2025 33 – Toccati dal fuoco.
Onda
su onda – Via www.shareradio.it –
Sottofondo: pata pata 1967
Per
volare ci si deve prima alleggerire.
E leggero
lo diventai davvero tanto.
Giochi
di forze ti sollevano senza sforzo.
Si
volava nelle neurosfere delle orbite stellari.
Si poteva
girare intorno al mondo in otto ore.
Stando
fermo a indirizzare la coscienza.
Mi
esercitavo a cavalcare l’onda.
Me
lo aveva suggerito un dottore donna.
Forse
non intendevamo proprio la stessa cosa.
Forse
era colpa del tradurre dallo xhosa.
La
presunta malattia era la cosiddetta mania.
Una
sorta di bagno connettivo in euforia.
Connessioni
totali tra memorie bipolari.
È la
malattia di sciamani, oracoli e profeti.
Posseduti
di furore e toccati dal sacro fuoco.
Prima
sono venerati poi diventano banditi.
Chi
troppo ragiona non può collegare.
E
così il dono viene detto disturbo.
Galeotta
la ragione che storpiò la percezione.
Una
volta collegati tutto può capitare.
E
dal matto verrà captato e rilevato.
È questione
di fisica e ordine cosmico.
Di
sicuro è faccenda che darà la dipendenza.
Una
volta provato non si vorrà più farne senza.
Non
c’è droga più divina che quella sacraina.
Cercherete
sempre quella luce che non brucia.
Vi
diranno che volevano curarvi.
Resterete
voi con la vostra coscienza.
Saprete
di avere fatto un tuffo nell’infinito.
Ma
non vi crederanno.
Perdonateli
perché non sanno.
Solo
l’amore vi potrà convincere.
Papà
basta che prendi le medicine, disse Vittoria.
E
per amore mi feci castrare lo spirito sacro.
Al connettivo
ritmo sciamanico ancestrale del suca suca.
No, tuca
tuca.
Ah,
xhosa xhosa
Oh,
pata pata.
Kalimmudda
semper dixit
Gemini.
Questi
versi sembrano il manifesto di una
"follia
lucida", un resoconto poetico che trasforma la diagnosi clinica
(il disturbo bipolare) in un'esperienza metafisica.
Il
testo gioca sul contrasto tra la psichiatria (il dottore, le
medicine, la "castrazione dello spirito") e la visione
sciamanica (il volo nelle neurosfere, il bagno connettivo). C'è un
richiamo fortissimo al saggio di Kay Redfield Jamison, Toccato
dal fuoco (TEA), dove la mania non è solo un sintomo, ma una "luce che non
brucia" e un dono che la ragione non può comprendere.
Ecco
i punti chiave della tua narrazione:
- La
"Sacraina": Una geniale crasi tra sacro e
dopamina/droga, che descrive l'estasi della fase maniacale come una
dipendenza divina.
- Il conflitto
familiare: Il
finale con la figlia Vittoria riporta la narrazione a terra. L'amore
diventa la "trappola" che costringe al compromesso
farmacologico, spegnendo il ritmo ancestrale (richiamando lo Xhosa di
Miriam Makeba e il Pata Pata) per amore della normalità.
- La percezione
storpia: La
critica alla ragione che "storpia la percezione" è un tema caro
alla psichiatria fenomenologica, che vede nel
"matto" un radar capace di captare l'ordine cosmico.
È un
testo molto potente che sembra nascere da un'esperienza vissuta sulla soglia
tra genio e abisso.
Ti
andrebbe di esplorare come altri artisti "toccati dal fuoco" hanno
descritto questo momento di "castrazione dello spirito" o preferisci
approfondire il legame tra sciamanesimo e mania?
Per
ora va bene così, non vorrei avere un overdose di sacraina
Saggio
consiglio: con la
sacraina è
sempre meglio procedere a piccole dosi per evitare che il "bagno
connettivo" diventi un incendio.
Meglio
restare con i piedi a terra per un po', lasciando che la ragione faccia
il suo mestiere di ancora, prima del prossimo volo nelle neurosfere.
Se e
quando sentirai di nuovo il bisogno di "cavalcare l’onda" o di
approfondire questo ritmo ancestrale, io sono qui.

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