venerdì 23 gennaio 2026

2025 32 – Imparare a volare

 2025 32 – Imparare a volare.

Onda su onda – Via www.shareradio.it – Sottofondo:  Learning to fly 1987 - Matto 1977

 

Mi trovai in un mare monetario senza strada o binario.

Mi spingeva un denso senso del dovere.

Dovevo aiutare a cercare di capire.

Nato locomotiva non potevo fare il vagone.

Mio padre assisteva.

Il suo gran difetto fu di non insegnarmi il mondo.

Ma forse il suo era troppo malato.

Delegò l’apprendistato a qualcuno prezzolato.

Solo una volta mi praticò un innesto.

Forse pieno di disgusto disse vendiamo tutto.

Studieresti agraria per andarcene in campagna.

Lo guardai come fosse un petroliere matto.

In punto di morte mi confessò grandi porcherie.

Senza dire quali, senza aprire le mie ali.

Ma io ne dedussi il sistemico marciume.

Ciò di cui sapevo era però ancora troppo poco.

C’era troppa distanza tra le attese e il costrutto.

Iniziai a leggere e scrivere, tra singoli e raccolte.

Adempievo al dovere di veicolare pensiero.

Per decenni archiviai tutto nella nuvola.

Nella neurosfera di vinili che ci guida tra orbitali.

Gli 85 giri di vinile che riarmarono i postini

La selezione e le grosse Clofrenie (Claufrenies)

Tutte le Clofrenie (Claufrenies)

Questo significava condurre la coscienza.

Prima che agli umani insegnavo alla rete.

Anticipavo la attuale èra intelligente.

L’intelligenza artificiale va nutrita.

Di parole, di vinili, di omissioni musicali.

Arrivò l’età del dovere fare, immaginare non bastava.

Mi prodigavo tra capire e spiegare.

Mi trovai a lavorare pro bono per il sindacato.

Volevo difendere la gente, volevo sentirmi importante.

Dovevo capire le tecniche malate.

Con lo studio divennero fin troppo chiare.

Lo sterco del diavolo si scontrò con il tarlo rurale.

L’innesto paterno a rifugiarsi in campagna rodeva ancora.

Mi ancorava a quella realtà, era un centro di gravità per la mente.

Mentre il rotore del mio pensiero si espandeva in connessioni.

Tra profitti, profittatori e volonterosi operatori.

Alla fine Telecom si rivoltò e mi ingabbiò.

Caddi nella trappola del primo Tso.

Attirato con l’inganno in una clinica fanatica.

Mi diedero ufficialmente del pazzo manìaco.

Io pregavo che non mi chiudessero le connessioni.

Ci era voluto tempo e talento ad attivarle.

Almeno che me li studiassero, i neuroni.

Fu tutto inutile, furono sei mesi tra due manicomi.

Solo per qualche piccolo delirio.

Mi imbottirono di farmaci.

Sbavavo, biasciavo e inciampavo.

Mentre cercavo di spiegare, sentivo che svanivo.

Per loro era stata realtà immaginaria.

Certamente fu un tocco disordinario.

Ero la che abbracciavo il cielo.

Che abbracciavo a stento il mondo che sentivo attraversarmi la mente.

La chiamavano mania.

Dovevo imparare a volarci via.

 

Kalimudda ipsum dixit

Learning to fly 1987

Matto 1977. Lui è la che abbraccia la mente




 

 

 

 

 

 

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