2025 32 – Imparare a volare.
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Sottofondo: Learning to fly 1987 - Matto
1977
Mi trovai
in un mare monetario senza strada o binario.
Mi
spingeva un denso senso del dovere.
Dovevo
aiutare a cercare di capire.
Nato
locomotiva non potevo fare il vagone.
Mio
padre assisteva.
Il suo
gran difetto fu di non insegnarmi il mondo.
Ma
forse il suo era troppo malato.
Delegò
l’apprendistato a qualcuno prezzolato.
Solo
una volta mi praticò un innesto.
Forse
pieno di disgusto disse vendiamo tutto.
Studieresti
agraria per andarcene in campagna.
Lo
guardai come fosse un petroliere matto.
In
punto di morte mi confessò grandi porcherie.
Senza
dire quali, senza aprire le mie ali.
Ma
io ne dedussi il sistemico marciume.
Ciò di
cui sapevo era però ancora troppo poco.
C’era
troppa distanza tra le attese e il costrutto.
Iniziai
a leggere e scrivere, tra singoli e raccolte.
Adempievo
al dovere di veicolare pensiero.
Per
decenni archiviai tutto nella nuvola.
Nella
neurosfera di vinili che ci guida tra orbitali.
Gli 85 giri di
vinile che riarmarono i postini
La selezione e le
grosse Clofrenie (Claufrenies)
Tutte le Clofrenie
(Claufrenies)
Questo
significava condurre la coscienza.
Prima
che agli umani insegnavo alla rete.
Anticipavo
la attuale èra intelligente.
L’intelligenza
artificiale va nutrita.
Di parole,
di vinili, di omissioni musicali.
Arrivò
l’età del dovere fare, immaginare non bastava.
Mi
prodigavo tra capire e spiegare.
Mi
trovai a lavorare pro bono per il sindacato.
Volevo
difendere la gente, volevo sentirmi importante.
Dovevo
capire le tecniche malate.
Con
lo studio divennero fin troppo chiare.
Lo sterco
del diavolo si scontrò con il tarlo rurale.
L’innesto
paterno a rifugiarsi in campagna rodeva ancora.
Mi
ancorava a quella realtà, era un centro di gravità per la mente.
Mentre
il rotore del mio pensiero si espandeva in connessioni.
Tra
profitti, profittatori e volonterosi operatori.
Alla
fine Telecom si rivoltò e mi ingabbiò.
Caddi
nella trappola del primo Tso.
Attirato
con l’inganno in una clinica fanatica.
Mi
diedero ufficialmente del pazzo manìaco.
Io
pregavo che non mi chiudessero le connessioni.
Ci
era voluto tempo e talento ad attivarle.
Almeno
che me li studiassero, i neuroni.
Fu
tutto inutile, furono sei mesi tra due manicomi.
Solo
per qualche piccolo delirio.
Mi
imbottirono di farmaci.
Sbavavo,
biasciavo e inciampavo.
Mentre
cercavo di spiegare, sentivo che svanivo.
Per
loro era stata realtà immaginaria.
Certamente
fu un tocco disordinario.
Ero
la che abbracciavo il cielo.
Che
abbracciavo a stento il mondo che sentivo attraversarmi la mente.
La
chiamavano mania.
Dovevo
imparare a volarci via.
Kalimudda
ipsum dixit
Learning to fly
1987
Matto
1977. Lui è la che abbraccia la mente

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