2025 12 17 – Quell’autosole è un muro.
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Sottofondo: Daniele - A
testa in giù. 1980
Quell’autostrada
era un muro.
Promessa
piena di felicità.
Era
la tratta dei migranti nazionali.
Non
c’era ancora l’Africa nera, né a metà e neppure intera.
I
terroni erano i nostrani tutti marroni.
Riccioluti
affumicati e anche poco acculturati.
Viaggiavamo
ignari al buio mentre l’alba albeggiava.
Non
sapevo ancora che era il mio ultimo pendolare.
Dritti
verso il granducato che ci avrebbe risucchiato.
Milano,
degno principato pregno di ogni paranoia.
Nebbia
e cielo grigio ti mettevano di umore bigio.
Si
sentiva che non eravamo troppo amati.
Eravamo
un male necessario per industrie a mano d’opera.
Ma
noi eravamo già privilegiati.
Padre
aveva un posto fisso prenotato.
Convocato
al nord a fare il fidato petroliere.
Coltivava
però radici per non farle avvizzire.
La
domenica suonava musica in lingua napoletana.
Mi
faceva lezioni per me segno di attenzione.
Mi
piazzarono ancora a scuola da altri preti.
Ma
ci andavo solo a piedi.
Una
svrenzola di libertà.
Quanno
chiove e disco intero era metà lezione da nero.
Piovere
pioveva sempre un casino.
Se
non era acqua erano nebbie di polveri di carboni.
Ma
nessuno ne sembrava preoccupato.
Non
sia mai che il miracolo economico sia turbato.
Ci
vollero decenni a fare sbocciare il germe.
Alla
fine la città restò metà a nudo, come un verme.
Spartita
tra fabbrichette industrie banche e città operaia.
E
noi rimasti dalla fortunata parte giusta.
La
scuola era un rinnovato incubo.
Ero
la bestia rara con dei dubbi pantaloni a quadri.
La
borghesia nata deviata mi riconobbe solo a 18 anni.
Alla
maniera di mio padre.
Mi
fece scegliere uno tra tre orologi d’oro, di gran pregio.
E
mi ci mandò diritto a scuola, come per sfregio.
Come
mosche sul miele i compagni allora mi accettarono.
Così
era la nera metà Milano e suoi valori.
O
sono i soldi o sono gli ori.
Kalimmudda
ipsum dixit
E
tutta la tua vita sarai fiero di essere un nero a metà.

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